| CRITICA ARTISTICA DELLA SCULTURA |
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'Con la sua nuova opera scultorea Vincenzo Musardo rende omaggio alla grande età classica. In particolare l’attenzione dell’artista è rivolta alla figura di Fidia, lo scultore per eccellenza, colui che impresse a questa forma d’arte l’urgenza della realtà. I due cavalli di Musardo, liberi e selvaggi, corrono appaiati e sono tanto vicini da sembrare un unico animale a due teste. Musardo realizza qui una sintesi tra la potenza arcaica e l’armonia dell’età di Pericle, quando fu evidente che scolpire non significava soltanto invocare gli dei, ma interpretare l’esistente. Come nella processione fidiana delle Panatenaiche, uno dei bassorilievi che ornano il Partenone, in cui i personaggi sono girati all’indietro e la composizione si articola per linee curve, convergenti e divergenti, così questi due cavalli scalpitano guardandosi alle spalle. Non è improbabile che nel realizzarli Musardo avesse presenti anche i Dioscuri. Il loro autore si mosse partendo dalla struttura interna della figure. I Dioscuri sono costruiti sullo scheletro e hanno una forza espressiva straordinaria. Musardo rinuncia alla nomenclatura del corpo, non racconta tendini e muscolatura, non fa trasparire le ossa, si limita a delimitare la sagoma dei due animali, gli interessa collocarli in uno spazio e metterli nel mondo. Il loro ruolo non è quello antico, legato all’idea di conquista e potenza, questi cavalli parlano piuttosto di armonia e il loro scopo non è impadronirsi di una terra nuova ma percorrerla in lungo e in largo."'
Anna Caterina Bellati
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