INDAGINI SUL QUARTO MILLENNIO
Paolo Levi


Leonardo Chionna è autore di segni tridimensionali, di sculture dal sapore arcaico, di sogni appena trattenuti, di profezie fatte di pura materia.
Ci troviamo di fronte a un artista che annuncia un quarto millennio prossimo venturo, mostrandone i reperti archeologici e le degradazioni che, da quel futuro, risalgono al nostro presente.
Si avverte nella sua ricerca la necessità di immergersi nel mistero del tempo in chiave plastica, svelandolo a se stesso e a noi, ribaltando un’intuizione profetica in una sorta di scavo alla ricerca dei detriti e dei messaggi che lasceremo ai posteri.
Contempla quindi l’oggetto della sua ricerca col distacco dello scienziato, misurando l’inevitabile mutevolezza della materia lungo il tempo della storia, rinnovando l’antico assioma filosofico per cui nulla si crea, nulla si distrugge, e tutto invece si trasforma.
È difficile rispondere al quesito se Leonardo Chionna sia artista astratto o figurativo, e sarebbe comunque troppo sbrigativo confinarlo in uno qualunque dei due termini che, soprattutto in questo caso, sono del tutto generici.
È dunque bene che il nostro scultore resti in parte inafferrabile. In verità le sue radici sono molteplici, la prima delle quali è una sorta di figurazione lasciata in sospeso – le tracce fossili del battistrada di un pneumatico sono la ricostruzione possibile di un evento ipotetico.
Su questo dato si sovrappone il ritmo atonale del colore, e la straordinaria qualità della superficie calda della materia bronzea, che ben lontana da qualunque tentazione di decorativismo, enuncia un messaggio estetico di nettezza, precisione ed equilibrio formale.
Criptico e inquieto, questo artista propone all’osservatore la vitalità creativa di un archetipo, quello di Atlantide, dove l’utopia di un’età aurea si intreccia indissolubilmente all’idea di una rovina senza scampo, e senza illusioni sulle sorti progressive dell’umanità.
Chionna appartiene di diritto alla scuola italiana del secondo Novecento, avendo optato per l’esattezza di un dettato formale di ascendenza classica, dove appaiono combinate con rigore forme diverse, in parte astratte e in parte allusivamente figurali, e reinventando una sorta di metafisica dell’assenza.
Ci si trova qui di fronte al lavoro di un manipolatore della materia, a un creatore di duplici momenti asimmetrici e simmetrici, di ritmi complessi, di motivi solenni che tendono al verticale, in una equilibrata logica formale.
In ognuna di queste ricerche, la memoria archeologica supera il momento naturale o antropologico, per approdare ai lido ambiguo di un altrove culturalmente vicino al nostro presente, del quale, per altro, elude i richiami facili alla cronaca o all’ideologia dell’impegno; anzi, è qui evidente la volontà dell’artista di non tradire la poetica che lo ispira, e che continua a celebrare in ogni sua nuova elaborazione.
Ogni opera si apre quindi a una decodificazione immediata, in quanto rappresenta concretamente l’espressione di un dialogo interiore o di una domanda. La libertà del modellato non si riferisce in nessun caso alla natura, ma piuttosto alla visualizzazione di un universo mentale o di un paradosso spazio-temporale, dove passato e futuro interferiscono nelle certezze del nostro presente.
Autore di forme astrattamente simboliche e, nello stesso tempo, esplicite nella loro apparenza di reperti databili e classificabili, questo artista costruisce la sue colte utopie in base a una verità soggettiva, che l’osservatore riceve attraverso l’integrità stilistica e concettuale della forma, stabilendo un rapporto di condivisione dei presupposti teorici che la animano.

 

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17 – 27 settembre 2009

Musardo Assisi

L'opera del Mestro Musardo è costituita da due sagome in alluminio che intrecciandosi danno vita a una scultura dall'effetto tridimensionale a grandezza naturale (170cm di altezza e 200cm di larghezza)

"Con la sua nuova opera scultorea Vincenzo Musardo rende omaggio alla grande età classica. In particolare l’attenzione dell’artista è rivolta alla figura di Fidia, lo scultore per eccellenza, colui che impresse a questa forma d’arte l’urgenza della realtà.
I due cavalli di Musardo, liberi e selvaggi, corrono appaiati e sono tanto vicini da sembrare un unico animale a due teste.